Dopo l’ennesima tragedia sulle nostre strade,
FIAB Italia rilancia l’appello per la proposta di legge sulla mobilità attiva.
Serve una svolta nelle politiche sulla sicurezza stradale
Comunicato stampa
Melegnano, 25/06/2026
In Italia la sicurezza stradale resta drammaticamente una questione ancora da risolvere. Il 18 giugno, a Reggio Emilia, un bambino di 11 anni ha perso la vita dopo essere stato investito da un camion della raccolta rifiuti. Qualche giorno dopo una donna in bici di 41 anni viene travolta da un automobilista che invade la sua corsia. In Trentino una ragazza di 14 anni viene uccisa, sempre da un automobilista, mentre si stava allenando in bicicletta.
Purtroppo questo triste elenco potrebbe andare avanti senza che alcuna presa di posizione forte da parte della politica che dovrebbe imporre, in cima alla propria agenda dal nazionale al locale, scelte non più rinviabili per ridurre il più possibile i rischi per le persone nei propri spostamenti quotidiani.
Su questo tema interviene anche il Presidente FIAB Melegnano Claudio Lanaro: “Ognuno deve fare la sua parte, sia a livello locale che a livello nazionale, come si suole spesso dire quando si tratta di problematiche di mobilità ed ambientali. Eppure, ci troviamo ancora oggi di fronte ad una insufficiente attenzione da parte delle istituzioni tutte nell’intraprendere investimenti a favore di una mobilità più equa e sostenibile”.
A livello nazionale, da oltre 30 anni FIAB si impegna in tutte le sedi istituzionali, in Italia e in Europa, per far sì che il diritto alla mobilità venga pienamente riconosciuto agli utenti attivi della strada come pedoni e ciclisti.
«Da oltre un anno giace alla Camera una proposta di legge che ho presentato insieme a FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta – ha dichiarato l’onorevole Ghio – grazie anche al prezioso contributo di Andrea Colombo, per introdurre una vera svolta nelle politiche della sicurezza stradale, fra cui l’obbligo di installare dispositivi automatici contro gli angoli ciechi sui mezzi pesanti».
Si tratta di una legge che ha l’obiettivo di introdurre una nuova visione della mobilità, «fondata sulla tutela degli utenti più fragili della strada e sul principio che la sicurezza delle persone deve essere il primo criterio nella progettazione e nella gestione dello spazio pubblico».
Insomma, le tragedie di questi giorni e di questi mesi, con numeri che non accennano a ridursi, dimostrano che l’Italia non può continuare ad affrontare la sicurezza stradale come una successione di emergenze.
Serve invece lavorare per un vero e proprio modello di mobilità più equo e orientato alle persone, in modo da poter agire sulle cause profonde dell’insicurezza stradale.
È questo l’obiettivo della nascente Rete Italiana Mobilità Equa (RIME) che, per la prima volta, unisce realtà che si occupano di sicurezza stradale, rappresentanza delle vittime della strada, mobilità attiva, trasporto pubblico, e qualità dello spazio pubblico in Italia.
La mobilità è, secondo RIME, anche e soprattutto una questione sociale. Un modello di mobilità equa significa non polarizzato su una motorizzazione di massa ma fondato su trasporto collettivo capillare e avanzato, ciclabilità diffusa e camminabilità come porta d’accesso ai diritti per ogni età, abilità e genere. È un modello che genera efficienza, giustizia sociale, resilienza climatica e delle comunità.
RIME è frutto di un percorso collettivo di attiviste e organizzazioni nazionali e locali, unite da una visione chiara che vuole tradurre in azioni. La rete rappresenta oggi più di venti realtà ed è aperta al contributo di ulteriori organizzazioni e persone che ne condividano principi e obiettivi: insieme ad associazioni come quelle delle vittime della strada, tra cui il Comitato Vivere Meglio la città di Melegnano, aderisce a questa rete anche FIAB Italia
A livello locale, FIAB Melegnano lamenta una visione in genere non sufficientemente attenta delle varie amministrazioni del Sud Milano, con le quali ci si trova a dialogare. Esistono in alcuni casi interventi più o meno estemporanei a tutela della mobilità ciclabile, ma manca, nel maggior parte dei casi, quella ampia visione olistica che darebbe la giusta rilevanza alla Mobilità Sostenibile e porterebbe alla messa in campo di iniziative forti volte all’adozione di un vero e proprio modello di mobilità equo.
“Ciò, comunque, non ci porta a demordere – conclude il Presidente Lanaro – anzi, la nostra iniziativa continuerà incessante in tutto il Sud Milano”.
