22 DICEMBRE 2021: IL BICIBUS DI NATALE


Stiamo seguendo, insieme a oltre 20 associazioni cicloambientaliste, l’iter del PNSS – Piano Nazionale della Sicurezza Stradale – : sono state trasmesse le Linee Guida del PNSS alle Camere il 16 novembre scorso e si è in attesa di un parere del SENATO entro il 30 novembre.
Con un documento congiunto inviato nei giorni scorsi al Ministro Giovannini si chiede di rivedere e modificare le Linee Guida prima della sua approvazione: “….l’impostazione del piano, infatti, si poggia diffusamente sulla responsabilizzazione di chi la violenza stradale la subisce: pedoni e ciclisti, bambini e anziani, sfociando nella colpevolizzazione delle vittime….”
Il documento completo qui

COMUNICATO STAMPA
19 NOVEMBRE 2021
PIANO NAZIONALE SICUREZZA STRADALE 2030:
MANCA FOCUS SULLA PREVENZIONE E LE VITTIME RIMANGONO PIU’ DEBOLI
È appena stata trasmessa alle Camere dal Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibile la proposta di indirizzi del Piano nazionale sicurezza stradale 2030 (PNSS), con le aree di intervento per il prossimo decennio in tema di sicurezza stradale, con l’obiettivo di dimezzare il numero di morti e feriti sulle nostre strade.
Bambini, anziani, pedoni, ciclisti e motociclisti sono indicate come categorie a maggior rischio, ma secondo le linee guida del PNSS la responsabilità della sicurezza è tutta a carico loro: una impostazione inaccettabile, che le Associazioni del Terzo Settore, le reti territoriali e i movimenti per la sicurezza stradale e la promozione della mobilità ciclistica denunciano e portano all’attenzione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.
Si parla finalmente di “migliorare le caratteristiche dell’infrastruttura” pedonale e ciclabile e di “ridurre le differenze di velocità” tra le utenze vulnerabili e i mezzi a motore: come sappiamo la riduzione della velocità è lo strumento più efficace per azzerare la mortalità sulle strade in quanto permette, prima di tutto, la visibilità reciproca oltre a diminuire la gravità dell’impatto.
La cornice del Piano è però al contrario quella della deresponsabilizzazione degli utenti forti, riconducendo il fattore “errore umano” in fatalità, nella previsione – e rassegnata accettazione – che tali conducenti siano necessariamente distratti e, oltre ad impattare tra loro, non si possano accorgersi della presenza di pedoni e ciclisti. Ricorrono nel piano continui e allarmanti richiami alla responsabilizzazione dell’utenza vulnerabile e alla protezione passiva.
Ad esempio l’ipotesi del casco obbligatorio, provvedimento considerato perdente da tutta la letteratura internazionale sulla sicurezza stradale in caso di impatto con veicoli di massa e peso maggiore, in quanto il casco per bicicletta è un dispositivo omologato per cadute individuali inferiori a 25 km/h. Nel resto dei paesi europei si punta piuttosto sulla prevenzione e sull’eliminazione del rischio per avere un’effettiva diminuzione della mortalità.
Il piano così impostato rischia di rendere del tutto vano l’impegno dichiarato dal Ministro Giovannini sulla mobilità sostenibile, l’accessibilità e la sicurezza stradale, i recenti stanziamenti del PNRR lo confermano, infatti invitare chi viene colpito, e non chi colpisce, a prendere precauzioni risponde evidentemente a una logica conservativa almeno quanto arretrata, che ha quale risultato accertato diminuire gli incidenti totali, ma al contempo aumentare costantemente la mortalità dell’utenza debole.
Solo prevenendo l’incidentalità con una strategia attiva di riduzione della velocità, delle opere di moderazione del traffico e di ridisegno dello spazio pubblico possiamo sperare di raggiungere questi obiettivi. Mentre Parigi, Madrid, Bruxelles hanno già scelto di abbassare i limiti di velocità ed Helsinki ha raggiunto le zero vittime grazie al limite dei 30 km/h nelle aree urbane. Ai primi di ottobre 2021 il Parlamento Europeo ha votato (615 favorevoli, 24 contrari, 48 astenuti) una risoluzione per abbassare a 30 Km/h il limite di velocità in tutte le aree edificate: mentre l’Europa va verso il futuro, l’Italia torna indietro di decenni.
Il Ministro Giovannini, attento alla sostenibilità ambientale e sociale, non può permettere che venga avallata un’impostazione di fondo del Piano centrata sull’automobile di massa e basata su una colpevolizzazione delle vittime più vulnerabili e la deresponsabilizzazione dei conducenti dei veicoli a motore, in quanto tale Piano risulterebbe antiquato e inefficace; mentre, di contro, pedoni e ciclisti continuano a morire ogni giorno a causa di un traffico motorizzato pervasivo, aggressivo e pericoloso.
Si chiede pertanto a gran voce al Governo e al Parlamento che le linee guida per il PNSS siano ridiscusse e riviste perché possano davvero salvare delle vite.
Coordinamento
Associazioni e Movimenti
Cicloattivisti e Ambientalisti
Salvaiciclisti Bologna
Salvaiciclisti Roma – Sic Roma
Ciclostile – ciclofficina popolare del Centro Sociale Bruno – Trento
hub.MAT APS – Olbia
Milano Bicycle Coalition ASD
Legambici APS Milano
Kyoto Club
Alleanza Mobilità Dolce
Rete Vivinstrada
Bikeitalia.it
Greenpeace Italia
Cittadini per l’Aria Onlus
Bike to School
Bike4City
Napoli Pedala
Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta
COMUNICATO STAMPA
FIAB-FEDERAZIONE ITALIANA AMBIENTE E BICICLETTA PROMUOVE LA PETIZIONE EUROPEA PER VIETARE LE PUBBLICITÀ DELLE AZIENDE MAGGIORMENTE RESPONSABILI DELLA CRISI CLIMATICA
All’antivigilia del Transport Day della COP26 del 10 novembre e a pochissimi giorni dall’invio (insieme a una coalizione di 60 associazioni pro-bici) dell’ appello ai governi riuniti a Glasgow affinché incentivino nei loro paesi l’uso della bicicletta quale mezzo a emissioni zero in grado di contribuire in modo efficace a raggiungere gli obiettivi climatici, FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ha deciso di sostenere e promuovere attivamente un’importante Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che chiede di vietare le pubblicità e le sponsorizzazioni delle aziende maggiormente responsabili della crisi climatica, comprese le multinazionali dell’auto.
L’ICE è un meccanismo ufficiale previsto dall’Unione Europea secondo cui, se vengono raccolte un milione di firme nell’arco di un anno, la Commissione Europea ha l’obbligo di discuterne e di pronunciarsi in merito alla proposta di legge dei cittadini.
L’iniziativa è stata lanciata in Italia da Greenpeace lo scorso 4 ottobre e FIAB ha deciso di contribuire alla raccolta firme, anche in vista dei negoziati internazionali sul clima della COP26 che si stanno svolgendo a Glasgow in questi giorni. Il summit è una delle ultime occasioni per i leader mondiali per invertire decisamente la rotta sul tema emissioni CO2.
“Come Greenpeace accogliamo positivamente l’adesione di FIAB alla campagna” dichiara Federico Spadini, campagna clima di Greenpeace Italia. “Il lavoro di FIAB per contrastare una mobilità inquinante e basata sull’auto privata è il naturale contraltare del tentativo comune di smascherare l’inganno dietro gli annunci pubblicitari dei grandi inquinatori, come il settore automobilistico, le compagnie aeree e le multinazionali del petrolio e del gas”.
“Siamo lieti di collaborare con Greenpeace su questo fronte” dice Alessandro Tursi, presidente FIAB. “È infatti essenziale sgombrare il campo da false ‘narrazioni’ che, nonostante l’immane sfida della crisi climatica, continuano a promuovere un sistema di mobilità basato sull’auto privata. Occorre invece puntare sulle vere soluzioni, tra cui la bici, che non produce CO2, non inquina, limita il consumo di suolo e non danneggia la salute individuale e collettiva, ma anzi ci fa rimanere in forma.”
Anche FIAB, dunque, invita tutti a firmare la proposta ICE per chiedere all’Unione Europea di vietare le pubblicità e le sponsorizzazioni delle aziende maggiormente responsabili della crisi climatica, comprese le multinazionali dell’auto, collegandosi a https://banfossilfuelads.org/ e cliccando su “act now”.
Vietare le campagne pubblicitarie e le sponsorizzazioni dell’industria dell’automotive, così come dei colossi petroliferi e delle compagnie aeree, impedirebbe a queste aziende inquinanti di distorcere e sviare il dibattito sulle soluzioni alla crisi climatica.
Sembra forse un obiettivo troppo ambizioso, eppure è già accaduto un fatto simile con l’industria del tabacco, quando l’Unione Europea riconobbe il rischio per la salute e vietò alle aziende di farsi pubblicità. Firmando questa petizione è possibile ottenere lo stesso risultato nei confronti delle multinazionali dell’auto ma, soprattutto, ci sarà più spazio per promuovere le vere soluzioni di mobilità sostenibile, come la bici.
QUI per firmare la petizione europea
Alessandra SCHEPISI, giornalista di Radio 24, e Pierpaolo ROMIO, l’uomo che ha “inventato” il cicloturismo in Italia, presenti a Melegnano nell’ambito delle iniziative di BOOKCITY.
Ci racconteranno “24 STORIE DI BICI”
Melegnano, Castello Mediceo, ore 21
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