Senza andare a scomodare i discorsi legati alle guerre per il petrolio (motivo comunque fondamentale per cui si dovrebbe boicottare l’uso dell’auto) e provando a soffermarsi su tematiche più vicine alla nostra quotidianità, ci accorgiamo facilmente della crescente inefficienza dell’auto in contesto urbano: la pericolosità per gli altri utenti della strada, il rumore e l’inquinamento, la difficoltà nel trovare parcheggio. E i parcheggi non sono pochi, le nostre città sono piene di automobili, ovunque: ce ne sono semplicemente troppe, lo spazio che occupano, sia da ferma (95% del tempo) sia in movimento, è finito. Cosa vogliamo fare? Se non cambiamo le cose, lo scenario più probabile è un’ora di coda per andare a comprare il pane, lasciando l’auto fuori dagli spazi della sosta e togliendo altro spazio, di quel poco rimasto, riservato (o meglio “avanzato”) per pedoni e ciclisti.

“OK, hai ragione ma tanto io non faccio la spesa in paese, vado al supermercato, ci arrivo con la strada provinciale” diranno molti, ecco perché negli ultimi anni si sono moltiplicati i centri commerciali e gli ipermercati, a spese delle nostre campagne. Il binomio automobile – supermercato a pensarci bene è uno delle rovine dei nostri tempi. Le società occidentali hanno messo il consumo al centro dell’economia, passandolo come “felicità”: noi consumatori non vediamo l’ora di comprare qualcosa di nuovo e quale posto migliore di un supermercato, dove c’è lo spazio per esporre di tutto, soprattutto quello che non volevamo andare a comprare, per farcelo acquistare? Per non parlare della quantità di rifiuti, 99% plastica, prodotti da questa economia del “non ho tempo per cucinare mi serve un pranzo pronto, un’insalata o un affettato in busta, così faccio veloce, che ho un sacco di cose da fare” (il tempo di stare sui social lo si trova sempre però!). Ultimo ma non meno importante è poi l’aspetto umano, vogliamo parlare dei contratti, dei turni e dei diritti dei lavoratori dei vari Esselunga, Carrefour, Gigante, etc? OK, magari non tutti hanno voglia di essere chiamati per nome e di scambiare quattro chiacchiere col negoziante quando vanno a fare acquisti, ma è l’attenzione al cliente che si trova nel negozio di vicinato il valore aggiunto, la freschezza del prodotto dell’acquisto giornaliero, la spinta a un’economia piccola, famigliare e soprattutto etica.
E quando avete bisogno di comprare qualcosa, andateci in bicicletta, così da evitare spese eccessivamente grandi, generare rifiuti plastici in eccesso e buttare via le cose che probabilmente scadranno nel frigo: è sufficiente un piccolo portapacchi o un cestino. Le nostre mamme e le nostre nonne lo hanno fatto per decenni e come cantava Mina, Trio Lescano e tanti altri, erano una “bellezza in bicicletta“.
Diego Segalini
Presidente